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Livorno, Italy
Naturopata, iridologo, erborista. Insegnante incaricato dei corsi di Naturopatia per l'Università Popolare di Scienze Umane di Milano fino ad ottobre 2008. Consulente scientifico per la formulazione di farmaci naturali, rimedi omeopatici e quantistici. Specializzato in Omeopatia Classica, omotossicologia, radionica, kinesiologia applicata e yoga; da sempre sostenitore di un approccio conoscitivo della Salute e della Medicina da parte del paziente, per l'apprendimento di uno stile di vita che porti alla Guarigione ed al mantenimento della Salute.

MAGNETIKA© (1° CAPITOLO)

IL CORPO PSICHICO

psiche

Sia la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia che l’antica dottrina cinese dei Cinque Elementi concordano nell’affermazione che i conflitti emozionali non risolti possono creare squilibri energetici nel corpo fisico e, di conseguenza, alterazioni metaboliche e malattie organiche. Così come, accumuli di tossine di vario tipo sono in grado di provocare squilibri energetici e manifestare alterazioni emozionali e negli stati d’animo delle persone.

Vedere il nostro corpo come una macchina, considerandolo suddiviso in organi e sistemi e separare le funzioni psichiche dalle organiche rappresenta un principio di dualismo mente-corpo che deriva dal pensiero di Cartesio in filosofia e dalle teorie di Newton in fisica.

Questo modo di pensare oggi sta cedendo il passo ad altri apporti filosofici nonché alla fisica einsteniana.

Il considerare il corpo e la mente separati ha provocato una differenziazione tra sintomi somatici e psichici: i primi vengono considerati il risultato di una disfunzione organica ed i secondi di una alterazione della mente.

Anche i più recenti approcci psicosomatici, che considerano i sintomi fisici come l’effetto di un disturbo mentale, continuano a conservare una separazione tra i due livelli e neppure la P.N.E.I. , che abbiamo citato all’inizio, riesce a superare completamente questo limite.

L’opinione che attualmente si sta affermando sempre di più è che l’Essere Umano sia una “unità psicobiologica” e possa essere definito “corpo psichico”.

Il “corpo psichico” è una unità sostenuta dal Sistema Nervoso (distinto in Centrale, Periferico ed Autonomo) che funziona in collegamento con l’Ambiente e con il resto degli Organi ed Apparati.

E’ il Sistema Nervoso che crea un insieme di risposte dinamiche ed di adattamenti attraverso i quali si sviluppano i modelli di comportamento e le reazioni metaboliche agli stimoli ed ai conflitti emotivi.

La comprensione di questa “unità psicobiologica” si trova chiaramente nelle scoperte della moderna fisica quantica e della biologia:

La Teoria del campo unificato (Fidel Franco) e la Teoria delle stringhe e superstringhe (particelle multidimensionali, vere e proprie messaggere, incessanti tessitrici delle particelle materiali, dalle quali nasce l’organizzazione coerente di ogni corpo) propongono una visione unificata di tutte le connessioni mente-corpo e, nello stesso tempo, spiegano il meccanismo della malattia come fenomeno della “risonanza” che si osserva in campo microfisico e provoca mutamenti nel substrato biofisico della “coscienza” situato nelle formazioni del Sistema Nervoso (Zohar, Danah, “Quantumself”, - William Morrow & co 1990), e mutamenti biochimici, funzionali e/o organici.

Le ricerche del biologo Bruce H. Lypton dimostrano che il D.N.A. è influenzato dai nostri pensieri e dall’ambiente, da qui si capisce l’importanza del nostro pensiero, sia positivo che negativo, sulla nostra biologia e perciò sulla nostra salute.

I GENI

            geni

L’essere umano è composto da miliardi di cellule ognuna delle quali possiede funzioni che sono equivalenti a quelle del nostro sistema nervoso, dell’apparato digerente, del sistema respiratorio, dell’apparato endocrino, circolatorio, escretorio, riproduttivo ed, attraverso l’utilizzo di alcune proteine che si comportano come anticorpi, di un sistema immunitario.

Inoltre hanno la capacità di apprendere esperienze legate all’ambiente e creare così una sorta di memoria cellulare che possono trasmettere a cellule figlie.

Per esempio, per formare una proteina anticorpo contro un virus, la cellula deve creare un nuovo “gene” (utilizzando frammenti di DNA che codificano specifiche proteine) che diventerà poi il modello per la difesa da quel virus.

L’anticorpo così prodotto si attiva producendo infinite copie di se stesso che “agganciano” il virus invasore lo disattivano e lo “marchiano” perché venga distrutto.

La Genetica, attraverso le sue ricerche, ci ha convinto che i geni abbiano il controllo della nostra vita e che l’ereditarietà determini i nostri comportamenti e le nostre predisposizioni patologiche.

Si è scoperto invece che malattie come diabete, problemi cardiovascolari, cancro, ecc., non trovano la causa nelle predisposizioni ereditarie, ma nelle complesse interazioni tra svariati fattori genetici e ambientali.

Possiamo dire che l’attività di un gene non deriva dal gene stesso ma da un segnale che proviene dall’ambiente.

IL DNA

                       dna 

Le cellule del nostro corpo sono composte principalmente da quattro tipi di grandi molecole: polisaccaridi (zuccheri complessi), lipidi (grassi), acidi nucleici (DNA e RNA) e proteine. Naturalmente le proteine sono il componente più importante degli essere viventi.

All’interno di un cromosoma, il DNA costituisce il nucleo e le proteine avvolgono il DNA coprendolo.

Quando i geni sono coperti, le loro informazioni non possono venire “lette”.

A questo punto occorre un segnale dall’ambiente per cambiare la forma alla proteina in modo che si stacchi dal DNA e permetta la lettura del gene.

Spieghiamo meglio questo processo:

Ogni proteina è formata da una catena lineare di aminoacidi i cui legami (peptidici) sono flessibili in modo tale che permettono alla catena di assumere varie forme in virtù dell’interazione tra le cariche elettromagnetiche presenti nella catena degli aminoacidi, proprio come una colonna vertebrale che ha la capacità di ruotare e contorcersi.

La forma definitiva (conformazione) di una proteina è il risultato dell’equilibrio tra le sue cariche elettromagnetiche, e, se le cariche vengono alterate, la proteina modificherà la sua forma per adeguarsi alla nuova distribuzione delle cariche.

La distribuzione delle cariche elettromagnetiche in una proteina può essere modificata da una serie di fattori quali: il legame con altre molecole come ormoni o enzimi, l’aggiunta alla catena di ioni carichi elettricamente oppure l’interferenza con campi magnetici.

Una molecola di carica positiva o un segnale di carica elettrica, che si lega ad una estremità della catena proteica, crea un eccesso di carica alterando l’equilibrio elettromagnetico della catena, con conseguente modifica della conformazione della proteina.

Il cambiamento della conformazione crea un movimento della proteina che attiva determinate funzioni metaboliche e comportamentali come la digestione, la respirazione o le contrazioni muscolari, ecc.

Nel momento in cui il segnale si distacca, la proteina ritorna alla forma originaria.

Queste alternanze provocano continue mutazioni di forma delle proteine (anche migliaia di volte al secondo) e rappresentano quei movimenti che rendono possibile la vita.

Quando i biologi sono riusciti a dissezionare i cromosomi, hanno scoperto che il materiale genetico è composto essenzialmente da due tipi di molecole: Proteine e DNA.

Le lunghe stringhe di molecole di DNA si possono suddividere in singoli “geni”: segmenti che costituiscono il modello per proteine specifiche.

In questo modo noi abbiamo il “codice” per ricreare il meccanismo proteico della cellula e, attraverso la riproduzione della doppia elica di DNA, l’autoreplica del DNA stesso.

Poiché le caratteristiche di un organismo vivente sono determinate dalla natura delle proteine, e, siccome queste sono codificate dal DNA, è il DNA che determina i caratteri dell’organismo.

E’ così che, per la Genetica, il DNA è la “causa prima” che ha in sé tutte le informazioni ereditarie dell’uomo.

PROGETTO GENOMA

            genoma

In seguito alle più recenti ricerche scientifiche che portano allo studio del Progetto Genoma Umano, si scopre invece che il numero dei geni forniti dal DNA sono insufficienti a coprire i fabbisogni della complessità della vita umana (25000 contro 120000), soprattutto se pensiamo all’infinita gamma dei comportamenti, all’enorme capacità di azioni coscienti espletate, alla coordinazione dei movimenti, alle precise risposte ai mutamenti delle condizioni ambientali, alle capacità di apprendimento e di memoria, alla complessità della fisiologia del nostro organismo, ecc.

Infatti le scoperte rivoluzionarie dell’Epigenetica (controllo del patrimonio genetico) dimostrano che caratteristiche e comportamenti complessi, coordinati e funzionali, nonché metabolismi, rimangono intatti anche in cellule enucleate.

Cioè cellule enucleate conservano le loro funzioni biologiche in assenza di geni. Questo vuol dire che esistono altre memorie cellulari e che i modelli di DNA trasmessi dai geni non sono fissi dalla nascita.

Infatti le influenze dell’ambiente: il nutrimento, lo stress, le emozioni, possono modificare i geni senza modificare il modello base, e l’aspetto più importante di tutto questo è che queste modifiche sono trasmesse alle generazioni future proprio come i modelli di DNA, cioè attraverso la duplicazione della doppia elica.

Possiamo dire che anche le modifiche delle informazioni cellulari prodotte dai segnali, che costituiscono le “esperienze di vita”, possono essere trasmesse come bagaglio di eredità genetica ai figli ed alla stirpe e non soltanto i caratteri trasmessi dal DNA.

LA MALATTIA

                           depression

Così, organi e sistemi implicati in questi mutamenti traducono ed esprimono “modificazioni anatomiche specifiche” che troveremo espresse nella “Medicina Biologica” e dalle scoperte del dott. Geerd Hamer nelle varie fasi della malattia e a seconda dell’organo o del sistema alterato, dimostrando come tutte le malattie hanno una origine psichica.

Il concetto di “unità psicobiologica” viene confermata quando si rilevano, nelle immagini delle T.A.C. cerebrali, alterazioni in precise zone del cervello.

Le immagini evidenziano particolari alterazioni a forma rotonda, nella massa gliale, localizzate in distinte zone cerebrali che determinano l’area in cui si manifesta il conflitto psichico del soggetto e indicano l’organo corrispondente a tale zona dimostrando l’intima connessione che esiste tra psiche-cervello-organo.

Per chiarire:

Dal punto di vista della filogenesi, l’uomo, nella sua evoluzione di milioni di anni, da essere monocellulare ad oggi, ha sviluppato organi e funzioni a seconda delle necessità.

Organi e funzioni che operano secondo un “programma normale” di funzionamento e controllo in relazione a situazioni di sopravvivenza (cibo, territorio, famiglia, ecc.).

Quando accade improvvisamente un evento catastrofico, vissuto psicologicamente come pericolo per la sopravvivenza, provoca uno shock biologico acuto ed inaspettato e si attiva immediatamente, per autodifesa, un “programma speciale”, che altera il normale funzionamento, innescando l’evoluzione di un processo patologico che da un punto di vista filogenetico è “sensato” per la sopravvivenza e che, con una diversa modalità di funzionamento, permetterà di fare fronte al conflitto.

Il “programma speciale” è diverso e specifico per ogni organo coinvolto ed è gestito direttamente dal cervello nella trasmissione delle informazioni per mezzo di neurotrasmettitori.

Come abbiamo già detto, sin dal momento dello shock l’alterazione si manifesta in modo “sincrono” su tre livelli: psiche-cervello-organo, evidenziandosi con un particolare segno cerebrale (focolaio) rilevabile nella T.A.C.

Tale situazione evolverà contestualmente alle diverse fasi della “malattia” sia a livello emotivo che a livello degli organi coinvolti attivando il “programma speciale” fino alla soluzione del conflitto.

Dal momento dello shock il soggetto entra in una fase di simpaticotonia (iperproduzione di cortisolo e adrenalina) che lo sostiene e lo aiuta ad affrontare il conflitto emozionale ed organico fino al momento in cui la condizione conflittuale decade.

Inizia allora una fase di vagotonia durante la quale si manifestano i danni è le patologie provocate nella fase precedente.

Quanto più dura il periodo conflittuale e a seconda della gravità dell’alterazione degli organi, più lungo e più pericoloso sarà il periodo di soluzione del conflitto.

Nel momento in cui la fase di vagotonia è al massimo si ha una crisi (crisi epilettoide) ed è in questa fase che c’è il massimo pericolo (infarto, embolia polmonare, ecc.).

I casi peggiori sono quando il conflitto dura a lungo e/o ripete continue recidive: la situazione si cronicizza e la soluzione diventa sempre più pericolosa perché la crisi sarà più grave.

Bisogna evitare o ritardare la crisi mantenendo il soggetto in simpaticotonia con prodotti simpaticotonici, sia allopatici che omeopatici o naturali, in modo da “guadagnare” tempo per curare le alterazioni patologiche e affrontare la soluzione del conflitto con maggiore sicurezza, utilizzando le terapie più adatte e rispettando i tempi biologici di ogni soggetto.

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